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July 29 How To Lose A Friend In 10 SecondsIeri sera sono andato insieme a mia sorella all’inaugurazione di un nuovo locale a due piani che è stato aperto in zona. Di solito a tutte le inaugurazioni nei dintorni noi siamo i primi ad arrivare, diciamo che è una nostra tradizione imbucarci a tutti gli eventi dove il mangiare è gratis e l’alcol scorre a fiumi, ma soprattutto dove si può vedere se un locale è valido o meno per includerlo o escluderlo subito dalla lista dei luoghi in cui passare il Sabato sera. In effetti il posto non era male e soprattutto c’era della bella musica. Mia sorella ad un certo punto è andata in bagno, io sono rimasto seduto su una poltroncina nera, improvvisamente alzo gli occhi e scorgo che al piano di sopra c’è una persona di mia vecchia conoscenza. La inquadro per capire chi è, mi servono due secondi. Ho capito. Mi sale il magone. Respiro. Si tratta della mia migliore amica ai tempi della prima e della seconda superiore, Lara. Eravamo davvero indivisibili, sempre insieme come se fossimo l’ombra l’uno dell’altra. Quando io entrai in prima superiore avevo quindici anni, lei ne aveva già diciassette perché era stata bocciata parecchie volte ed è sempre stata la mia ancora di salvezza quando avevo bisogno di una mano. Fin dal primo giorno si prese cura di me spiegandomi come funzionava quello che lei definiva “il sistema”, mi chiamava bastardo ma lo faceva con dolcezza e mi ha fatto compagnia per due incredibili anni, finché lei è stata nuovamente bocciata e ha capito che non sarebbe tornata indietro un’altra volta. Quando lei fu bocciata io non ero con lei, la nostra stupenda amicizia era finita prima, nel Febbraio di quell’anno, non lo dimenticherò mai quel 21 Febbraio. Lei era una ragazza che gli altri definivano “difficile”, aveva una situazione familiare davvero triste e non mi stupiva che a volte fosse un po’ pazza. Ma con me era diversa. Aveva un carattere particolare, quello si, ma io sapevo capirla, sapevo che quando era nervosa non dovevo parlarle fino a quando non si sarebbe sbollita, questo però l’ho imparato con il tempo. La prima volta che abbiamo litigato nevicava, io non la conoscevo ancora da quel lato, eravamo seduti su un muretto e per una scemata lei si alzò e corse via. Io ci rimasi male, dopo dieci minuti che lei se n’era andata, mi misi a correre come un matto sotto la neve con il buio di un pomeriggio invernale, avevo solo quindici anni, non capivo granché. La rincorsi fino sotto casa, lei non c’era, sua nonna mi disse che era uscita con un’amica. Tornai a casa deluso, il giorno dopo quando ci rivedemmo a scuola lei mi spiegò che quando si arrabbiava era un dramma per chi le stava intorno e che comunque quando si calmava tornava lei a chiedere scusa. Infatti tornò e la perdonai senza nemmeno pensarci. L’anno dopo entrammo tutti e due in seconda superiore, lei era contenta di avercela finalmente fatta e intanto si dava da fare per prendere la patente. Passavamo le giornate sempre insieme, io l’aiutavo con i quiz della scuola guida e ogni volta che sbagliava le tiravo un calcio sotto la sedia, lei mi prendeva a cucinate, chiamandomi bastardo, ma era tenero detto da lei, perché sapevo che racchiudeva l’affetto che provava per me. Giocavamo intere ore alla PlayStation, parlavamo delle sue cotte, delle mie, si rideva e per la prima volta nella mia vita mi sentivo protetto, lei si sentiva rassicurata da qualcuno che finalmente la capiva. Il tempo passò veloce fino a quel 21 Febbraio. La sera uscimmo con alcuni suoi amici che avevano già la patente, perché lei non era ancora riuscita a prenderla, nonostante i nostri sforzi. Ad un certo punto un ragazzo che io non conoscevo, ma che era in auto con noi, tirò fuori una bustina di droga e ci chiese se volevamo sniffarla, rifiutammo tutti e lui se la rimise in tasca. Arrivammo in pizzeria e siccome c’era coda ordinammo delle pizze da portare via. Fuori era buio e la temperatura era particolarmente fredda quel Febbraio. Entrai nella pizzeria con un’amica di Lara, una certa Daniela per ritirare le pizze mentre lei e gli altri rimasero in auto. Quando tornai era troppo tardi. Lara era in piedi appoggiata contro la macchina, con la bustina di droga in mano. Andai subito da lei e il dialogo che seguì mi risuona in testa ancora oggi: - “Che cazzo fai?” - “Lasciami in pace” - “Ti vuoi rovinare la salute per sniffare questa merda?” Lei iniziò ad urlare ogni volta alzando il tono di voce: - “Sei mia madre?” - “No” - “Sei mio padre?” - “No” - “Sei mio fratello?” - “No” - “Sei un mio amico?” - “No!!!!!!!!” - “E allora vaffanculo!!!!!!!!” Rimasi senza parole. Io ero suo amico, ma in quel momento non mi sentii tale perché non ero riuscito ad aiutarla. La lasciai a sniffare vicino all’auto, io me ne andai. Il magone in gola. Quando mi voltai per l’ultima volta indietro capii che quella sarebbe stata l’ultima volta in cui l’avrei vista come un’amica. Era tutto cambiato. Il giorno dopo in classe era tutto diverso. Spostammo i nostri banchi e ci ignorammo per tutta la durata del rimanente anno scolastico. Quando prese la patente lo scoprii da alcune compagne di classe, fui felice per lei anche se non avrei mai pensato che mi sarei perso questa sua conquista. A fine anno fu bocciata. Ci rimasi male, ma la cosa non mi stupii più di tanto, era entrata in una brutta compagnia ed era sempre assente alle lezioni. Da quel momento non seppi più nulla di lei, non la incontrai nemmeno una volta. Beh fino a ieri.
Per circa dieci minuti mi sono chiesto cosa fare: salire oppure fingere di non averla vista? Mia sorella intanto era tornata dal bagno, gli ho spiegato velocemente la situazione e mi ha consigliato di salire ed è quello che ho fatto. Ho salito ogni gradino con un peso al cuore e quando sono finalmente arrivato l’ho vista chiaramente. In quel momento anche lei si è girata, mi ha visto. Mi è venuta incontro abbracciandomi fortissimo. “Ciao Bastardo!”
July 27 Sometimes Sanity Takes Vacation (On Me)Quello che segue è successo Venerdì sera, ovvero dopo l’avventura del cartellone pubblicitario. Alcuni di voi commentando hanno detto che non era poi così grave, ma credetemi, per una persona timida come me, che quando va in giro è sempre con la testa bassa per non farsi notare, trasportare per la città un cartellone di quella misura è stato alquanto difficile e imbarazzante. Ma andiamo oltre. Forse vi ricorderete che avevo parlato di una spiaggia artificiale dove sarei dovuto andare, beh, dimenticavelo pure, perché tanto per una serie di imprevisti non ci sono potuto andare. Diciamo pure che la Sfiga quel giorno voleva proprio fare un lavoro a tempo pieno su di me, un part-time era poco entusiasmante per lei. Dopo essere tornato a casa dal lavoro ero veramente nervoso. Mi sono detto “Va bene, dimentichiamo la figura di merda di oggi, dimentichiamo che non posso andare a Salice Terme, ma dovrò pure fare qualcosa!” Ho chiamato la mia amica di bevute, Claudia (ampiamente tirata in causa in questo blog) e le ho chiesto se le andava di uscire con me. Per fortuna anche lei aveva i suoi buoni motivi per prendersi una sbronza dal momento che per l’ennesima volta il marito l’aveva lasciata sola per andare a giocare a calcio. Io non lo sopporto più il marito di Claudia, l’ha messa incinta a 21 anni, l’ha sposata perché era “la cosa giusta da fare”, ma poi non le ha mai dato una mano e ogni volta che c’è bisogno di lui, naturalmente ha altro da fare e lei inizia ad essere stufa e non la biasimo. E così anche questa volta, oltre a Claudia, ho dovuto portarmi dietro anche sua figlia di un anno e tre mesi, perché naturalmente non c’è nessuno che si offre di tenerla e io ogni volta mi sento infastidito dalla presenza della bambina. Non perché non mi piace, ma perché tutti mi scambiano per il padre e mi sento sempre in dovere di prenderla in braccio o di aiutare Claudia a guardarla, quando invece in queste cose sono negato, senza contare tutti gli sguardi di intesa che mi lancia la gente e che mi irritano al massimo. Poi ovviamente, quando è insieme alla figlia, Claudia non può ubriacarsi con me come faceva un tempo, così sono rimasto l’unico a sballarmi. Siamo andati in un bar e ho preso due mojito seguiti da uno screwdriver e naturalmente ad ogni drink il barista mi guardava male perché un bravo papà non beve davanti alla bambina di un anno. Claudia invece si è presa un bel gelato al caffè…un tempo rideva di chi lo prendeva, adesso è diventata una di quelli. Beh ma intanto non avevo bisogno di Claudia, c’era la mia amica Sfiga con me, che ormai ha deciso di diventare anche mia compagna di ubriacature, infatti appena è arrivato il primo mojito pieno di ghiaccio fino all’orlo, la Sfiga ha pensato bene di versarmelo sui pantaloni nuovi. L’ho scolato senza manco accorgermene, un po’ per sete, un po’ per nervosismo. Al secondo mojito già traballavo, il che ha convinto il barista a portarmi degli stuzzichini da mangiare. Quando ho ordinato lo screwdriver ero già ubriaco perso, ma non sballato, capivo esattamente quello che succedeva intorno, ma i miei riflessi erano rallentati e confusi, infatti per prendere una pizzetta, ho rovesciato la coppa di gelato di Claudia sulla tovaglia, e quando abbiamo cercato di pulirla con i fazzolettini, abbiamo peggiorato le cose perché poi si è creato un alone immenso, così abbiamo pagato e siamo fuggiti. Io mi reggevo a malapena in piedi e per fortuna avrebbe guidato Claudia. Mi ha riaccompagnato a casa e mi ha guardato con uno sguardo di pietà come dire “Quando metterai anche tu la testa a posto?”…beh probabilmente mai, non intendo diventare padre a 21 anni, né sposarmi se questo significa crescere e assumersi le proprie responsabilità, ma almeno so proteggermi quando ho un rapporto sessuale. Sono tornato a casa molto tardi, mi sono buttato a letto senza nemmeno disfarlo, quando mi sono svegliato nel cuore della notte però ero coperto. Forse la Sfiga non è poi così perfida.
July 22 You Must Be Joking Right?Per la serie “la sfiga non va mai in vacanza nemmeno con 40° all’ombra perché ama tanto la tua compagnia da non avere bisogno di rilassarsi su una spiaggia”, ecco un’altra delle mie fantastiche avventure giornaliere che vi assicuro vorrei tanto non avere. Beh, in effetti tutta la settimana è stata un po’ strana, chi mi ha seguito nel mio delirio personale sa benissimo che sono stato molto impegnato al lavoro e soprattutto ho avuto una gran confusione in testa che non mi ha permesso di vedere le cose chiaramente, ma spero che dalla prossima settimana le cose per me andranno bene. Ma veniamo alla mia grande figura di merda di ieri pomeriggio. Arrivo al lavoro e la mia responsabile mi dice che dovrei portare un cartellone pubblicitario dell’Alpitour all’ufficio del turismo. Acconsento con la testa e mi siedo alla scrivania per sbrigare alcune pratiche. Poco dopo durante una pausa senza clienti (forse l’unica della giornata), torna la mia responsabile Annalisa e mi dice “Enry sai, faresti meglio a portarlo adesso visto che non c’è ancora nessuno in giro, perché poi dopo la città si riempie e non so se ti conviene farti vedere con quel cartellone”, sobbalzo sulla sedia e le chiedo di quale cartellone sta parlando. Con mio grande orrore scopro che si tratta del cartellone più grande di tutta l’agenzia, una roba di cartone alta due metri e larga uno, spalanco gli occhi e le dico “Ma scusa, ci sarà un modo per dividerlo senza portarlo per intero” e lei gentilmente e con aria beata mi risponde “No Enry, non c’è”. In quel momento credo di aver chiamato in mio soccorso ogni Santo del paradiso perché facesse arrivare una marea di clienti da non avere così il tempo di portare quell’enorme mostro in giro per il centro della città, e i Santi in effetti mi hanno ascoltato, ma subito dopo la Sfiga (con la S maiuscola perché ormai è la special guest star della mia vita) è andata da loro e li ha mandati via in tempo per le cinque del pomeriggio, ovvero l’ora in cui la città pullula di gente per consentirmi così di adempiere al mio dovere di impiegato perfetto. Appena i clienti sono usciti ho visto Annalisa avanzare verso me sorridendo, ed è stato uno di quei classici momenti in cui sai benissimo quello che sta per succedere e non puoi fare nulla per evitarlo, proprio come un incidente d’auto visto al rallentatore. In quel preciso istante nella mia mente si liberava una scenetta molto divertente nella quale, in presa ad una crisi isterica, prendevo il computer e lo spaccavo in testa alla mia dolce responsabile procurandole così per la settimana una permanente assolutamente gratuita. Appena sono tornato all’amara realtà ho sentito “Enry, portalo adesso che non ci sono clienti” e io “Ma Anna è necessario? Sono le cinque, ci sarà il mondo in giro” e lei molto gentilmente, con l’aria di chi si sente superiore perché sa che non toccherà a lei umiliarsi di fronte all’intera città “Beh Enry, cosa te ne frega, vai!” Credendo di potermela cavare con poco, ho preso questo cartellone (che pesava anche tanto) e mi sono diretto alla mia macchina, sperando in tutti i modi di farcelo entrare. Dopo cinque minuti passati a spingere quel coso dentro, mi sentivo come dopo una lezione di cardio fitness senza però la convinzione di sentirsi meglio. Rassegnato di doverlo portare a piedi, ho chiuso il cofano e ho creato nella mia testa una cartina stradale delle vie più desolate della città dove poter passare senza essere visto da nessuno. Si da però il caso che nessuna di quelle vie mi avrebbe portato all’ufficio del turismo. Mi sono infilato gli occhiali da sole impenetrabili all’occhio umano e mi sono diretto, cartellone alla mano, per il centro della città. In quel momento avrei tanto voluto avere un burka per potermi coprire il viso e improvvisamente tutte quelle musulmane non mi sono più sembrate tanto strane. Ed ecco le persone, mi guardano, abbasso lo sguardo, cercano di sbirciare il cartellone, sorridono, tirano dritto. Lancio un’occhiata al cartellone e nella fretta non mi ero nemmeno accorto che stampata sopra c’era una gentile signorina in bikini sdraiata su una spiaggia, e naturalmente tutti quelli che mi incrociavano, erano convinti che stessi pubblicizzando qualche nuovo locale porno della zona. All’improvviso una folata di vento mi porta via il cartellone. Sento il viso ribollire, ne sono sicuro, sono diventato rosso. Un vecchio lo raccoglie e me lo porge, ma per la pesantezza del coso per poco mi tocca raccogliere da terra anche il nonno. Lo ringrazio e torno a camminare a testa bassa. Che ironia in tutto questo, proprio io che sono talmente timido che di solito faccio di tutto per non farmi notare, mi ritrovo a passare per le vie del centro con un cartellone due metri per uno raffigurante una donna mezza nuda sulla sabbia. Dopo l’umiliazione pubblica, mi dirigo all’ufficio del turismo e spingo di testa per entrare. Trac! Una bella testata contro la porta! Con mio grande shock scopro che l’ufficio è chiuso. Per nessun motivo avrei riportato quell’incitamento al porno di nuovo in agenzia. Telefono ad Annalisa, le spiego che ho trovato chiuso, mi dice di telefonare al responsabile dell’ufficio del turismo e mi da il numero. Lo chiamo, mi risponde che sono impegnati e arriveranno tardi, di lasciarlo nel negozio vicino. Entro nel negozio vicino, per la cronaca un negozio di carrozzine e oggetti per l’infanzia e dico gentilmente alle signore che dovrebbero consegnare il cartellone fino all’apertura dell’ufficio turistico. Finalmente liberatomi di tanto fastidio, faccio per tornare in agenzia, quando ecco che la sfiga mi si affianca, non avrei potuto liberarmene così facilmente…
July 16 So Hot In Here!Quest’anno fa un caldo allucinante, non so voi ma io non riesco più a sopportarlo, soprattutto a casa mia dove batte il sole per tutto il giorno e dove di notte, per dormire senza rischiare un collasso, mi devo buttare sotto la doccia e infilarmi nel letto bagnato, rischiando però l’artrosi precoce. Finalmente dopo l’invasione barbarica di mia cugina e parenti vari, mi sono riappropriato della mia casa e delle mie cose soprattutto e finalmente, anche al lavoro, la stagista è andata via, così finalmente avrò più tempo anche per stare online il pomeriggio e chattare con voi. Siamo già a Luglio e ho una voglia immensa di andarmene in Francia, nella mia adorata Marsiglia (dove è nata mia madre) e restarci un mese, mi mancano molto le spiagge infinite, mi manca l’odore di mare e di grigliate di pesce sulla spiaggia, mi manca il caldo secco che non ti fa sudare, il profumo della lavanda, le persiane delle finestre azzurre, le crêpes alla Nutella, il centro con tutti i negozi, le persone simpatiche e solari, la scogliera della Pointe Rouge, mi mancano persino le pizze spesse quindici centimetri e i gelati che sanno di latte in polvere…insomma mi manca e basta. Tra l’altro credo proprio che quest’anno non potrò andarci per alcuni problemi, ma spero di poterci tornare il prima possibile. L’altro giorno era il 14 Luglio, la festa nazionale in Francia e mi sono ricordato che un anno ero là per l’occasione e abbiamo visti i fuochi d’artificio in cima ad un collina, come vorrei esserci stato anche quest’anno. Con i miei cugini mi sono sempre divertito un sacco, mentre qui fanno le sagre paesane con i ravioli e la polenta di cinghiale anche a ferragosto con 42 gradi, a Marsiglia e dintorni facevano le “sardinate”, dove si mangiano solo sardine e comunque pesci alla griglia. Tra poco finalmente avrò le ferie anche dal lavoro, dove ultimamente si assiste ad ogni tipo di sclero da parte dei clienti, c’è chi va in Egitto e si lamenta che era pieno di Egiziani, o chi va alla Martinique e poi viene da noi a dire che il mare era colmo di alghe e i temporali improvvisi erano molto insistenti…, noi per fortuna ridiamo di gusto, la gente è sempre più strana, poi con questo caldo ho l’impressione che i malati di mente siano in netto aumento. Anche la mia voglia di mare cresce sempre di più e la settimana prossima potrò sfogarmi, visto che per arrivare al mare ci vuole più di un’ora, andrò alla spiaggia artificiale che Venerdì inaugurano a Salice Terme, mi è arrivato l’invito che dice:
la SPIAGGIA a Salice Terme
…quindi credo proprio che questa bella novità non me la perderò. Per questa settimana è tutto. Buone vacanze a chi parte e anche a chi resta, come me…alla prossima…
LA MIA ADORATA MARSIGLIA July 07 100 - One HundredCento. Chi ci avrebbe mai pensato? Un giorno mentre archiviavo i miei interventi, numerandoli uno ad uno, mi sono accorto che mancava poco per arrivare al centesimo....beh eccomi qui, mentre sto scrivendo l'intervento numero 100 di questo blog. Che dire? E' un bel traguardo per me che di tecnologia non ne capisco poi molto, l'unica cosa che ho imparato è stato aprire questo spazio e buttare giù i miei pensieri. Cento pagine in realtà sono molte, è già un piccolo libro e so che un giorno quando le rileggerò riderò di me, piangerò anche, ma soprattutto mi resteranno dei bellissimi ricordi di questo meraviglioso, ma anche devastante anno appena trascorso.
Ho aperto questo blog nell'Agosto 2005, quindi tra un pò festeggerà anche il suo primo compleanno, e da allora è stato il mio confidente, il mio psicologo, il mio sfogo personale, è stato un modo per togliermi un peso, per farmi aiutare da voi quando le cose andavano di merda, ho potuto festeggiare con voi le mie conquiste, i miei traguardi...questo blog ne ha viste di tutti i colori.
Ha condiviso con me le mie gioie, le mie paranoie, le mie angoscie e le mie tristezze, mi ha fatto compagnia in molte situazioni, ha viaggiato con me a Parigi, era presente quando ho fatto il padrino per la figlia della mia migliore amica, ha visto sfumare una possibilità d'amore, ma ne ha visto nascere uno nuovo ancora più bello, mi ha accompagnato a Milano e a Gardaland, per gli infiniti colloqui di lavoro andati a male, e per l'unico andato bene, ha sopportato il mio cinismo e la mia inguaribile malinconia, ha conosciuto nuovi amici e ne ha salutati altri, che si sono persi, per mancanza di tempo, di voglia...o chissà...
Mentre scrivo questa centesima pagina sono un pò triste, un pò nostalgico, lo sono sempre quando si tratta di commemorare qualcosa, lo so che forse do troppa importanza ad una cosa "futile" come questa, ma veramente se non era per questo blog certe volte sarei stato peggio, invece mi ha permesso di sfogarmi e non mi ha mai interrotto, anzi, mi ha sempre ascoltato.
Quindi grazie a questo spazio di vitale importanza per me e grazie mille a tutte le persone che l'hanno letto in questi mesi e hanno commentato, aiutandomi e motivandomi ad andare avanti....
Ancora 100 di queste pagine...
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