daydream's profileJUST MEPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
February 26 Sweet Beginnings...and bitter endingsSabato 25 Febbraio, ore 19.58
E’ appena terminata la mia prima settimana di lavoro. Per chi si fosse perso qualche passaggio, ho iniziato a lavorare in un’agenzia di viaggi che, per la cronaca, è la stessa in cui nell’estate del 2004 avevo svolto uno stage consigliato dalla scuola. Non ho fatto nessuna fatica ad ambientarmi perché conoscevo già benissimo la proprietaria ed eravamo rimasti amici in questi anni. La parte più difficile è stata riprendere il ritmo e cercare di ricordarmi quello che avevo fatto ai tempi dello stage. Molti sistemi operativi con cui lavoravo un tempo sono cambiati. In più diciamo che in questi ultimi mesi mi ero abituato a dormire tutto il giorno e a fare veramente poco, quindi è stato un po’ traumatico affrontare subito otto ore di lavoro al giorno. Ma diciamo che sono abbastanza soddisfatto di questa prima settimana. Abbastanza perché oggi ho avuto dei problemi, mi viene il nervoso perché la mia responsabile dà per scontato che io sappia fare tutto senza che lei mi spieghi nulla e poi pretende ancora. Ad esempio oggi, che tra l’altro era Sabato e tutte le agenzie di viaggio sulla faccia della terra sono chiuse, lei era aperta e così, invece di uscire, ho dovuto lavorare fino alle 19.30 e naturalmente le persone sono talmente comode (ed educate) che arrivano per prenotare un viaggio alle 19.25. Li odio! Odio tutti i clienti che ho visto passare questa settimana, viziati, pretenziosi, maleducati, hanno sempre fretta e non rispettano per nulla le tue esigenze. Oggi la mia superiore mi ha fatto una scenata davanti ai clienti perché mi sono dimenticato di scrivere il trattamento di un hotel sulla fattura. Considerando che non mi ha mai spiegato nulla e ho dovuto prendere come riferimento quelle vecchie per capire come si facevano, ci sono rimasto malissimo, e ad un certo punto mi veniva anche da piangere. Fuori come sempre pioveva, io mi sentivo sgridare per delle colpe che tutto sommato non mi riconoscevo, ero stanco e veramente privo di energie, in quel momento ho sentito il bisogno di un abbraccio, ma non c’era nessuno, mi sono sentito di merda. Incazzato con me stesso perché per tutta la settimana avevo fatto un buon lavoro e a dieci minuti dalla fine ho sputtanato tutto. Adesso Lunedì la mia responsabile parte per un viaggio e mi lascia da solo in agenzia con sua madre che ne capisce veramente poco. Io mi sento malissimo per questa immensa responsabilità e ho un’ansia davvero allucinante. Ho paura di fare qualche danno irreversibile. Mi sembra di essere tornato al punto di partenza, a scuola. Da dove ho cercato di fuggire con tutte le mie forze. Non provavo questo tipo di pressione dai tempi dei compiti in classe. Mentre scrivo questo intervento mi rendo conto che se avessi una persona vicino, nel senso una persona d’amare, sarebbe molto più semplice. Ad esempio adesso potrei sfogarmi tra le sue braccia e cercherebbe di consolarmi facendomi vedere il lato positivo in tutto questo, ammesso che ce ne sia uno. Ho bisogno di amore! Quante volte l’avrò scritto su questo blog? Ormai ho perso il conto. Ma non di sicuro la voglia di cercarlo.
Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica aeronautica, il calabrone non può volare, a causa delle forma e del peso del proprio corpo, in rapporto alla sua superficie alare. Ma il calabrone non lo sa, nessuno glielo ha mai detto, e perciò lui continua a volare.
Io mi sento un pò come questo calabrone. February 20 The Other Side Of The World (1000 Oceans)Domenica 19 Febbraio, ore 18.42
Sta piovendo. Non è certo un avvenimento così raro, soprattutto in questo ultimo periodo. Le giornate di sole si contano sulle dite di una mano e le giornata serene (sia esternamente, che dentro di me) anche. Sono appena tornato a casa dopo essere andato a trovare un’amica che non vedevo da qualche mese e mi è venuta voglia di scrivere. Diciamo che ho trovato l’ispirazione in una vecchia scatola di scarpe che tenevo custodita con cura nel mio armadio. Dentro questa scatola, conservo da tempo delle vecchie lettere e degli oggetti che mi ricordano un sacco di pensieri positivi, di giornata spensierate ed allegre. Quando la vita era più facile. Cercando tra le varie lettere, ho trovato quelle di una vecchia parente di mia madre, che si è trasferita in America dopo essere rimasta vedova. Ha vissuto nel Nord Carolina fino al 1997, anno in cui è morta. Diciamo che non è mai stata una parente vera e propria, era solamente una vicina di casa di mia madre ma le ha fatto da nonna in un periodo abbastanza duro della sua vita. Io l’ho conosciuta che ero molto piccolo, ma sono sempre stato molto affezionato a lei, la chiamavo nonna, anche se in effetti non ero suo nipote. Purtroppo dopo che è partita per l’America, la vedevo solo una volta all’anno, quando durante i suoi tanti viaggi, passava da Genova e faceva tappa a casa nostra. Si è trasferita nel Nord Carolina nel 1997, è andata a vivere a casa del figlio, che abitava in America per lavoro, si era sposato e aveva avuto dei figli. Da quel momento lei si è sempre considerata una cittadina americana, diceva che l’aria dell’oceano le faceva bene e che la vita era più libera. Era una donna fantastica, di una forza e di una simpatia allucinante. Ogni anno si faceva dei lunghissimi viaggi intorno al mondo con la sua amiche, le stesse con cui andava puntualmente al salone della lotteria. Insomma, si divertiva molto. Sapeva come godersi la vita. Ci siamo sempre scritti molto, visti meno. Quando è morta il figlio non ce l’ha nemmeno fatto sapere. L’abbiamo scoperto tempo dopo, quando non ha più risposto alle nostre lettere e la nipote ci ha inviato una risposta. Meglio tardi che mai. Il punto è questo, riguardando queste vecchie lettere, e le sue vecchie foto insieme ai nipoti e ai figli, mi sono reso conto che ci sono persone che non sono nemmeno a conoscenza della nostra esistenza. Che cose saranno diventati questi ragazzi oggi? Saranno ancora nel Nord Carolina? Mi piacerebbe molto saperlo, magari coltivare una corrispondenza anche con loro. L’assurdità è che io sto guardando le loro foto e mi faccio mille domande su di loro, mentre dall’altra parte del mondo, loro non sanno nemmeno che io esisto. E di certo non si interrogano su di me. Io rimango sempre incantato davanti alla grandezza e alla vastità di questo mondo. Si dice che per ognuno di noi, ci siano sette anime gemelle. Non ci ho mai creduto più di tanto, ma a volte mi ritrovo immerso nei miei pensieri e fantastico sulla loro identità. Mi piace pensare che le mie sette anime gemelle siano sparse per il globo. Due in America, perché così deve essere. Una in Australia. Una in Francia. Una in Spagna. Una in Giappone e una in Inghilterra. So di essere scemo, ma a volte ci penso veramente. Mi piace pensare che ovunque siano, queste persone mi stanno pensando, come io faccio con loro. Poi ritorno alla realtà, quando la mia parte razionale bussa alla porta, allora torno con i piedi per terra. E mi fermo. Per poco comunque, mi dispiace per lei, per la mia parte razionale e cinica, ma poi ritorno al mio mondo. Popolato da sogni, da fantasie e film ad occhi aperti, girati con la mia mente. Sono i sogni che mi tengono in vita, mi permettono di vivere quello che non potrò mai provare. Io non smetterò mai di sognare. Mai.
February 14 Valentine's Day (Please shoot me!)Odio San Valentino! E’ un giorno che serve a farti sentire solo, e anche se non lo sei, non dovrebbe essere una data a ricordarti di amare una persona. E’ solo una festa commerciale, priva di qualsiasi tipo di romanticismo o magia. Comunque non mi piace proprio in generale. Mi fai dei regali, mi dici che mi ami, bene! Ma cosa significa? Che mi ami solo il giorno di San Valentino e che gli altri 364 mi odi? O ancora peggio ti sono indifferente? No, grazie, ne faccio volentieri a meno. Ormai sono single (per scelta? Non lo so, no so nemmeno più cosa significa esattamente) da vent’anni. Inizio ad essere insofferente verso questo mio stato, mai come in questo periodo sento il bisogno di essere amato o di amare, ma purtroppo è sempre tutto complicato. Non è facile trovare una persona che possa amarti senza secondi fini, che possa rispettarti, che possa darti tutto senza chiedere nulla in cambio. Non è facile trovare l’amore con la A maiuscola. Non ai giorni nostri. Non oggi. Non in questo modo. Forse nemmeno qui dove lo sto cercando. Che poi lo sto cercando? Non ne sono così sicuro. Forse credo ancora alle favole. Beh svegliamoci, l’amore non arriverà a bussare alla porta! A volte mento anche a me stesso e mi ripeto che non mi importa di trovare l’amore, che posso stare bene anche così. Indovinate un po’? Sono tutte palle! Non ci sto più bene da solo, mi sono fatto compagnia per troppo tempo, inizio a non sopportarmi più! Come siamo pessimisti! Si, in questo momento si. Non ci posso fare nulla. Per fortuna tra due settimane cambio aria (per modo di dire) e vado a lavorare in agenzia, almeno non avrò troppo tempo per pensare e farmi le paranoie mentali. Che bello, ogni volta che esco di casa, soprattutto in queste ultime settimane, vedo solo coppiette di fidanzati. Non lo sapete che per i single siete come la cioccolata per un diabetico? Siete la prova che l’amore esiste, ma nello stesso tempo io non posso provarlo! Senza contare le vetrine dei negozi, tutte addobbate con cuori o palloncini. Giuro che se in questi giorni vedo un altro cuore, lo trancio in due, così farà compagnia al mio che è piuttosto malmesso. Se qualcuno si azzarda a farmi leggere una poesia si ritrova con un labbro gonfio e se qualcuno prova a farmi passare davanti agli occhi un bacio perugina, è la buona volta che lo mando a conoscere Cupido di persona. Odio San Valentino! Nel caso avevate ancora qualche dubbio. Ah solo una cosa, non mi prendete per scemo se per caso l’anno prossimo, in questa data, in questo blog, troverete un sacco di cuori e di poesie. Significa che mi sarò fidanzato. E non fate quella faccia. La coerenza non è mai stata il mio forte.
STUPID CUPID!
February 09 Back on the road (Part Two)(CONTINUAZIONE) …Dopo la mattinata passata a fare il babysitter non vedevo l’ora di tornare a casa, sono salito in macchina, ho acceso l’autoradio e mi sono lasciato alle spalle la casa dei miei zii alla velocità della luce. Purtroppo non sapevo ancora che sarei rientrato a casa solo la sera, infatti mentre stavo guidando ho ricevuto la telefonata da parte di una delle segretarie della palestra che frequento, che mi ricordava che dovevo ancora portare il certificato medico. Quando mi sono iscritto avevo promesso di portarlo, poi sperando si dimenticassero ho lasciato passare un po’ di tempo, ma già la settimana scorsa mi hanno bloccato la chiave e quindi questa volta non ho avuto scelta. Sono arrivato dal medico intorno alle 15 e avevo una decina di persone davanti, davvero snervante. Soprattutto perché da tempo non ero più abituato a questi continui impegni. Sono passato alle 15.50 quando la mia pazienza era già al limite, dieci minuti dopo (e 50 € in meno) ero fuori. Davvero non capisco a cosa serva andare dal dottore a farsi ascoltare il cuore, farsi misurare la pressione e farsi fare un foglio di carta (in più spendendo un sacco di soldi) per sentirti dire che stai bene. Poi in palestra non faccio nulla di così pericoloso per la mia salute. Comunque per togliermi il pensiero sono subito andato in palestra a consegnarlo e mentre stavo tornando in macchina mi è venuto in mente di andare a trovare la mia amica che lavora nell’agenzia di viaggi in cui avevo fatto lo stage (a dire il vero è la proprietaria insieme a sua madre) e così ho fatto un salto. Ho subito ricevuto una buona notizia, dal momento che hanno licenziato la ragazza che lavorava per loro, hanno bisogno di un aiuto e io mi sono subito offerto, in più ho già esperienza nel campo. Così tra due settimane torno a lavorare nella stessa agenzia in cui ho imparato il mestiere. All’inizio solo in prova, ma spero che mi confermino il posto, perché ci tengo davvero tanto. Tra una chiacchiera e un’altra sono uscito dall’agenzia che erano le 19.30 , e con il traffico che c’è in strada a quell’ora, sono rientrato a casa poco prima delle otto. Comunque sono molto contento di questi cambiamenti positivi che sto vedendo intorno a me. Certo se arrivasse anche l’amore… February 04 A day without rain (Part One)Giovedì è stato in assoluto un giorno senza pioggia, in tutti i sensi. Prima di tutto c’era un sole fantastico e poi, dopo un periodo un po’ noioso e senza stimoli, ho passato una giornata molto frenetica e movimentata, ho trascorso il tempo correndo da un posto all’altro senza un attimo per pensare a me stesso. Ma mi ha fatto molto bene. E’ stato esaltante. Devo dire che quando alle sette di mattina è suonata la sveglia, avrei voluto girarmi dall’altre parte, ma la sera prima avevo promesso a mia zia che sarei andato a casa sua a tenere i miei cuginetti che erano ammalati. Lei infatti fa la maestra e mio zio ha un’impresa edile, quindi a casa non ci sono mai e di solito i bambini vanno a scuola, ma avendo preso la febbre non potevano uscire. Così mi sono impegnato per tenerli. A dire il vero i miei cugini non sono proprio due angeli, anzi. Uno ha otto anni, l’altro sei e non riescono a stare fermi un attimo. Io però convinto che con l’influenza sarebbero stati buoni, mi sono portato dietro il mio Vanity Fair e il mio walkman, sicuro che avrei avuto un sacco di momenti liberi. Ma mi sono accorto, che quando si tratta di bambini, ho ancora molto da imparare e sono sempre troppo ingenuo. Dopo mezz’ora di macchina (il tempo da casa mia a quella dei miei zii) sono arrivato e mia zia mi ha spiegato alcune cose da fare, il mangiare da preparare e mi ha assicurato che sarebbe tornata per l’ora di pranzo. Poi è andata. Sono entrato in casa e mi sono accorto che i bambini stavano dormendo, così ho aperto il mio Vanity fresco di giornata e ho sfogliato la prima pagina. Subito il più piccolo dei miei cugini è sceso da camera sua e si è messo a cercare la madre, gli ho spiegato che era andata al lavoro e che sarei rimasto con loro fino all’ora di pranzo. Dopo un primo momento di smarrimento, ha capito perfettamente e mi ha chiesto la colazione. Dopo avermi detto che di solito mangia i cereali con lo yogurt, sono andato in cucina a prepararli, ma quando sono arrivato in sala con il vassoio mi ha guardato con il broncio e mi ha detto che lo yogurt non lo mette dentro i cereali, ma lo mangia a parte. Così ho rifatto tutto, ho messo in frigo la tazza con il pasticcio che avevo fatto, sperando che l’altro fratello l’avrebbe gradito. Poco dopo è sceso anche il più grande, ho cercato subito di rifilargli il famoso mix cereali e yogurt, ma mi ha detto che la mattina mangia sempre il latte con i biscotti. Allora ho servito anche lui e mi sono messo sul divano per leggere, ma dopo aver finito di mangiare, hanno iniziato a rincorrersi e a menarsi come fanno sempre. Li ho subito divisi e spediti in bagno a lavarsi e vestirsi. Tuttavia non mi sembravano così malati da non poter andare a scuola. Dopo dieci minuti che non li sentivo, mi sono chiesto cosa stessero facendo e quando sono entrato in bagno erano tutti e due nella vasca da bagno e sul pavimento c’era un lago d’acqua. Ho giurato a me stesso di non tenerli mai più e li ho cacciati fuori, poi dopo averli minacciati li ho mandati in camera a vestirsi e a fare i compiti. Ho pulito il bagno e sono andato a controllare come procedevano le cose in camera da letto. Di sicuro non stavano studiando, anzi, stavano giocando alla Play Station, dal momento che ero stufo di urlare contro i muri, mi sono messo a fare una partita con loro, la prossima volta mia zia dovrà chiamare una tata se vuole farli studiare. Ci siamo messi a giocare e non mi sono accorto del tempo che stava passando, quando ho guardato l’orologio erano già le 12.30, così sono corso in cucina per fare da mangiare. Mia zia mi aveva chiesto di fare il purè e il riso in bianco. Ho messo sul fuoco l’acqua per il riso e intanto ho iniziato a calcolare con i vari misurini le quantità di ingredienti per il purè. Nel frattempo ai piani di sopra, si erano stufati di giocare alla Play Station e si stavano ancora menando, li ho lasciati fare. Dopo una decina di minuti, il purè era pronto ma non era esattamente come immaginavo, era un pastone tipo polenta, così ho cercato in frigo qualcosa per renderlo più soffice e ho trovato della panna per cucinare, ne ho messa un po’ ma poi era troppo liquido, così per farlo tornare spesso ho aggiunto un sacco di formaggio grattugiato. Credevo di aver rovinato tutto, peggio di Antonella Clerici, invece quando l’ho servito ha ottenuto un sacco di recensioni positive. I miei cugini continuavo a dirmi “sei il mago del purè”, alla fine per capire se mi stavano prendendo in giro, l’ho assaggiato, in effetti era buonissimo. Da oggi sbaglierò la ricetta apposta, così potrò aggiustarlo e diventerà buonissimo, anche se un po’ pesante. Alla fine mia zia è arrivata alle due, io ero stufo e non vedevo l’ora di tornare a casa. Purtroppo per me, non sarebbe stato così facile… |
|
|